Femmine e lampare Femmene e Lampare
Ritratti, facce, amori, sogni, delusioni, cadute e speranze di femmine.
Femmine che sono femmine.
Uomini che raccontano le femmine, ma anche uomini che sognano di essere femmine. Gioventù bruciata in attesa di una vita degna di essere chiamata tale.
Napoli travestita d’America attraverso la voce di Sciaronsto’, diva napoletana che la sera torna nel quartiere malfamato e s’accorge che l’America è lontana.
Come lontano è l’amore di Manuela (uscita da una vecchia canzone di Julio Iglesias) che stringe tra le mani la foto del suo Borsalino, amante pappone, ma anche appiglio per rimanere legata ad una vita che senza di lui le è scivolata tra le mani.
Su tutte la figura di una Mamma, la grande mamma, che non resiste al dolore di un figlio segnato dalla vita e muore prima che lui possa salvarsi dalla droga.
La tenerezza disarmante di Latte e Café, vecchia travestita prossima alla fine, che sognava Parigi e le Folies Bergeres e le rimane invece tra le mani la sera anonima e bugiarda di un basso sui Quartieri Spagnoli dove la solitudine viene amplificata dalla ricerca della vita a tutti i costi.
Una morte annunciata sul volto di Latt e Café, figlia, sorella, madre, amante anomala di quella Piedigrotta Postmoderna che è la città di Napoli.
E il mare entra dappertutto e ascolta i lamenti, i dolori, le frustrazioni di queste femmine che attendono che la grande notte passi.
E l’ultima straziante domanda la rivolgono proprio a quell’Eduardo, citando la sua celebre frase adda’ passa’ ‘a nuttata…
“EDUA’, QUANDO PASS ‘A NUTTATA?”







