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Salerno, SA

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Data

11 Febbraio 2022
Terminato

Ora

21:00

Costo

€ 15,00

Omaggio a Peppino de Filippo

regia di Gaetano Stella

Miseria Bella

La farsa racconta l’eterna contrapposizione tra miseria e nobiltà, povertà e ricchezza. Protagonisti due sedicenti artisti, Vittorio Flosch ed Eduardo Morelli, che abitano lo stesso “appartamento”. Nell’esaltare la nobiltà interiore e la grandezza d’animo devono però fare i conti con la dura realtà: i due da tre giorni non mangiano e… bevono solo acqua. Più dura si fa la loro esistenza quando le loro povere vite incrociano, «per lavoro e per  sentimento», persone che invece ostentano il loro benessere e gli agi quotidiani. Incontri esilaranti, paradossali, dolci, ironici e malinconico…

Don Rafele ‘O Trombone

Raffaele Chianese, un povero suonatore di trombone,  che crede nella propria genialità di compositore, ma che vive in profonda miseria, arrangiandosi a suonare in un’orchestrina ai matrimoni. Ha sempre rifiutato altri tipi di lavori, perché lo avrebbero privato della sua dignità di artista, così, quando gli giunge in casa un ricco signore che lo scrittura, offrendogli diecimila lire d’anticipo, si sente baciato dalla fortuna e manda via il suo compare che gli aveva procurato un lavoro ben retribuito. Ma la sua felicità durerà poco: dovrà restituire il denaro perché il signore è pazzo.

Amori e Balestre

“…quando faccio un affare, sei pregata di non pagare i debiti, altrimenti l’affare lo fanno gli altri

Note di Regia

Non ho potuto evitare di pensare che cinquant’anni fa debuttai, per la prima volta, al Sipario con il Teatro Popolare Salernitano proprio con questi tre atti unici del grande Peppino De Filippo e l’emozione è stata grande.

Peppino è uno straordinario drammaturgo, scrittore di trame e di parole, pieno di ironia ed umanità. Ho cercato, semplicemente, di “raccontare” le storie, senza stravolgerle o caricarle di inutili sottotesti; l’umanità descritta è credibile e naturalmente divertente e arriva al pubblico con la prorompente forza del grande drammaturgo. Una messa in scena poeticamente “vintage” un po’ nel rispetto di Peppino e un po’ nel mio ricordo di cinquant’anni fa!

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